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Lunga vita ai sottotitoli, l’essenza dell'accessibilità culturale e linguistica

Chi non si è mai servito dei sottotitoli per guardare un film in lingua straniera o in una variante della propria lingua poco conosciuta? Al giorno d'oggi, credo nessuno. I sottotitoli sono uno strumento davvero utile per chi desidera fruire di contenuti audiovisivi dei quali è impossibilitato, per qualsiasi motivo, a comprenderne il linguaggio originale.

Per i linguisti rappresenta una delle nuove frontiere su cui si ritiene indispensabile investire, al fine di rimanere sempre al passo con le richieste dei clienti. Quali sono le diverse tipologie di sottotitoli, le regole da rispettare e i software più utilizzati?

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La traduzione audiovisiva e i sottotitoli interlinguistici

Viviamo in un mondo digitalizzato e siamo continuamente inondati da prodotti audiovisivi. Non solo film e serie TV, ma anche video promozionali, reel di influencer, consigli per gli acquisti, interviste per riviste di settore e molto altro ancora. Inoltre, la popolazione mondiale è ormai iperconnessa ed è praticamente impensabile che un determinato prodotto non sia disponibile in ogni angolo del globo.


Come ovviare a questo inconveniente? La traduzione audiovisiva è in realtà una pratica ormai ampiamente consolidata, sia nel settore dell'adattamento dialoghi per il doppiaggio, sia in quello della sottotitolazione (o sottotitolaggio). Chiunque possegga un account a Netflix, Mubi, Prime Video o a qualsiasi altra piattaforma conosce bene i menù a tendina che permettono di selezionare la lingua più consona. Oggi, però, la traduzione audiovisiva non è più semplicemente legata al mondo del cinema e dell’entertainment, ma è ampiamente richiesta anche in altri settori fino a oggi inediti, uno su tutti l'eLearning.


Quando un qualsiasi prodotto audiovisivo viene tradotto in forma di sottotitoli (sia da uno script che da altri sottotitoli) da una lingua all’altra si parla di sottotitoli intralinguistici. Questi, nella maggior parte dei casi, riportano esclusivamente i dialoghi , tralasciando suoni ed eventuali effetti in background, poiché la loro funzione principale è quella di abbattere le barriere linguistiche tra parlante e interlocutore (in questo caso, l’audience).


Le barriere culturali e i sottotitoli intralinguistici

Tuttavia, i sottotitoli ricoprono anche un'altra funzione fondamentale dal punto di vista dell'accessibilità. Essi abbattono infatti le barriere culturali, permettendo alle persone con problemi di udito di godersi il proprio film preferito senza rinunciare alla comprensione dei contenuti. In questo caso, si parla di sottotitoli intralinguistici, o, per dirlo in inglese, di closed captions (CC).


I sottotitoli per non udenti si distinguono da quelli prettamente interlinguistici per la presenza di ulteriori elementi oltre al dialogo. Su queste stringhe di testo vengono infatti riportate anche le onomatopee (quando rilevanti ai fini della comprensione), le musiche di sottofondo e le emozioni che evocano, la presenza di personaggi fuori campo e fuori scena, talvolta colori che diversificano i parlanti e altre informazioni di cui si potrebbe avere bisogno per decifrare il significato complessivo dell'opera o del prodotto in questione.


In ogni caso, per effetto della cultura globalizzata a cui mi riferivo nel paragrafo precedente, la tendenza attuale è quella di creare un unico file adatto ad abbattere sia le barriere linguistiche che quelle culturali, in grado quindi di integrare tutte le caratteristiche elencate per entrambe le categorie sopra descritte.


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Cosa sono i sottotitoli? Caratteristiche e limiti

Innanzitutto, per sottotitoli intendiamo delle stringhe di testo, simili a dei “blocchetti”, che compaiono su un display e che riproducono in maniera sincronizzata l'audio del video a cui sono associati. Concretamente, si parla per lo più di file in formato .srt o .STL. Sento spesso persone lamentarsi del fatto che i sottotitoli non corrispondano 1:1 alle parole a cui fanno riferimento. Quando mi trovo in queste situazioni, cerco sempre di spiegare perché è impossibile che lo sia, ma la mia risposta non sempre risulta soddisfacente.


Purtroppo, i sottotitoli sono uno strumento tanto utile ai consumatori quanto rigido per chi li crea. Affinché siano davvero utili, è infatti fondamentale rispettare un determinato numero di caratteri per linea e una velocità di lettura adeguata (WPM = words per minute e CPS = characters per second). Questi parametri devono avere una valenza universale, poiché devono potere essere letti e assimilati da persone di ogni età ed estrazione sociale. Tale necessità mette il sottotitolatore o la sottotitolatrice di fronte a delle scelte. Spesso, la decisione principale è proprio quella di ridurre il linguaggio all'osso, eliminando quindi ogni metafora, forma fantasiosa, ripetizione o abbellimento, al fine di "mettere al riparo" il messaggio finale della comunicazione.


Posso anche affermare che questa è la premessa chiave attorno alla quale ruota l’intera creazione dei sottotitoli. Ovviamente, anche la sincronizzazione deve essere effettuata a regola d'arte, per evitare di confondere lo spettatore: la stringa di testo deve apparire e scomparire nel momento stesso in cui la frase viene enunciata e non deve sovrapporsi alla precedente o alla successiva. In alcuni casi, è necessario alzare i sottotitoli sulla parte superiore del viso, come quando altrimenti andrebbero a coprire il labiale di chi sta parlando.


Oltre a queste regole generali, esistono poi delle dettagliate linee guida redatte da ciascuna società committente, che determinano in maniera meticolosa la forma che i sottotitoli devono assumere per apparire omogenei anche quando lavorati a più mani.


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I software più utilizzati

Senza troppi giri di parole, il software professionale di sottotitolazione per eccellenza è EZTitles. Questa applicazione è impareggiabile dal punto di vista della personalizzazione e della praticità, e consente di elaborare qualsiasi formato video e creare file in ogni estensione per sottotitoli esistente. Purtroppo, come ogni cosa, anche EZTitles ha i suoi difetti, che in questo caso sono il costo elevato (sia per l'acquisto che per il noleggio mensile) e la poca intelligibilità.


La crescente domanda ha fatto naturalmente lievitare anche l’offerta. Non è infatti nuovo il fenomeno dei FanSub, tanto odiato dai professionisti del settore, che consiste semplicemente in gruppi di persone che, per passione, si dilettano a creare e a rendere disponibili file .srt per film o serie TV. Solitamente, i sottotitolatori non professionisti (ma anche tanti professionisti) si servono di software open source, tra cui SubtitleEdit, Subtitle Workshop, VisualSubsSync e davvero moltissimi altri. Essendo gratuiti, questi programmi presentano indubbiamente un vantaggio da non sottovalutare, ma al tempo stesso peccano in usabilità e rallentano drasticamente il processo lavorativo.

Un’altra soluzione molto pratica è la creazione automatica di sottotitoli di YouTube: questa funzione consente di caricare un video, creare dei sottotitoli sincronizzati, esportarli e modificarli con altri strumenti.


Non mi sento di escludere queste pratiche a priori, ma penso che sia sicuramente indispensabile valutare la mole e la frequenza degli incarichi ottenuti e, eventualmente, prendere in considerazione opzioni a pagamento (anche a noleggio), che consentono di dimezzare i tempi, rilassare i nervi, e consegnare un lavoro pulito e professionale.


Come iniziare a sottotitolare?

Il mestiere della sottotitolazione richiede conoscenze in diversi ambiti, sia in quello linguistico che in quello tecnico. Per iniziare a sottotitolare è necessario innanzitutto essere perfettamente padroni della propria madrelingua, in modo da riuscire a stringare il linguaggio nel minor tempo possibile con il massimo risultato (non separatevi mai dal dizionario dei sinonimi e contrari). Nel caso in cui ci si volesse cimentare con i sottotitoli interlinguistici, è consigliabile una buona preparazione anche nell'ambito della traduzione e, in particolar modo, di quella audiovisiva. Esistono inoltre numerosi corsi brevi, workshop, master e corsi universitari adatti a ogni esigenza e a ogni livello di preparazione. Attenzione però: partecipare a questi corsi non abilita alla professione, ma conferisce semplicemente gli strumenti per poterla esercitare al meglio.


Altrimenti, come al solito, il consiglio è sempre uno: pratica e determinazione.


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