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Il lessico del Covid-19: un linguaggio nuovo fatto di anglicismi, sanità e gergo militare


Il Covid-19 ha scardinato tutte le nostre abitudini e ne ha introdotte delle nuove. Non solo modi di fare, di stare insieme e di comportarsi in società, ma anche di parlare. Da un giorno all'altro, parole come lockdown, pandemia, smart working e molte altre si sono fatte spazio nel nostro lessico quotidiano. Come è cambiato il nostro modo di esprimerci dall'avvento della pandemia?


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Nuove abitudini, nuovo linguaggio

Da poco più di un anno a questa parte, il mondo si è nettamente e repentinamente trasformato rispetto a come lo conoscevamo prima. Da un momento all’altro, ogni consuetudine irrinunciabile e assodata ha cessato di esistere e si è tramutata nel suo esatto opposto. Molte certezze sono andate perdute e altre se ne sono ritrovate. Sto parlando non solo di condotta e stile di vita, ma anche di lessico quotidiano.


Senza neanche accorgercene, un bel giorno di fine inverno del 2020 il mondo si è risvegliato e ha iniziato a leggere e ripetere con veemenza espressioni di cui a malapena conosceva il significato, cercando in qualche modo di assorbirle. I media, tutto d’un tratto, hanno iniziato a inondarci di termini presi in prestito dall’inglese, dal gergo sanitario, da quello militare e di neologismi che designano fenomeni collaterali all'invasione virale in corso. Uno di questi è per esempio infodemia, che designa una circolazione eccessiva di informazioni, spesso false, tra le quali è difficile orientarsi.


Tra smart working e lockdown, la vita si svolge in casa

Tra i primi termini a piombare letteralmente nelle nostre case sono stati il temutissimo lockdown e l'agrodolce smart working, cavallo di battaglia delle prime conferenze stampa dell'ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Queste parole prese in prestito dall’inglese, altresì dette anglicismi, sono state introdotte nella lingua italiana senza che la loro forma originaria venisse in alcun modo messa in discussione e, arrivati a questo punto, non necessitano neanche più di presentazioni. Lo stesso vale per webinar, cluster e la più “infima” spillover, una parola che indica il salto di specie di un virus.


In realtà, anche il vero protagonista dell’attuale periodo storico, il coronavirus, è un anglicismo di provenienza latina: si tratta di un termine composto che designa, per l’appunto, un virus a forma di corona. Tuttavia, non si tratta affatto di un neologismo, bensì di un sostantivo già utilizzato in medicina per indicare un determinato genere di virus, tra cui quello che provoca i banali raffreddori stagionali.



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La pandemia è un’emergenza sanitaria

Non solo coronavirus, ma anche pandemia, emergenza sanitaria, sanificazione, quarantena, epidemiologo, infettivologo, malattie pregresse, asintomatico e immunità di gregge sono espressioni già da tempo presenti nel vocabolario della lingua italiana, ma che fino al 2020 sono state utilizzate quasi esclusivamente in ambito sanitario. Insieme a esse, si sono insidiati nella nostra quotidianità anche alcuni presidi medici, tra cui le mascherine monouso, i guanti di lattice e i disinfettanti per le mani, che la maggior parte di noi ricollegava prettamente all'immaginario ospedaliero.


Tra sanità e burocrazia si collocano invece espressioni come misure anticontagio, ovvero delle norme necessarie per contenere l'espansione del virus tra la popolazione.


Ordine e controllo: gergo militare e burocrazia

La burocrazia, infatti, è uno degli ambiti che si è fatto strada nelle nostre esistenze in maniera piuttosto prepotente. Tante sono le norme da rispettare relative alla libera circolazione, che hanno la finalità di impedire, o per lo meno limitare, la diffusione dei contagi. Regole che non ci saremo mai auspicati di dovere seguire, poiché sono state in grado di modificare radicalmente le nostre abitudini relazionali. Qualche esempio? Assembramento, autocertificazione, distanziamento sociale, coprifuoco e congiunti sono solo alcuni dei termini emessi incessantemente da radio, TV, articoli di giornale, e pronunciati con sconforto nell’ambito di ogni conversazione che ci capita di origliare per la strada.


Queste espressioni sono state associate dai più critici al concetto di dittatura sanitaria, quindi a delle misure antidemocratiche finalizzate a contrastare una minaccia invisibile, o meglio, a combattere un nemico comune. Nell’ultimo periodo, infatti, si sono accese diverse polemiche in merito alle metafore militari utilizzate per parlare della pandemia, che non farebbero altro che inasprire la situazione generale ponendola su un piano bellico: la guerra al virus.


Non solo l’italiano

Tuttavia, non solo l’italiano ha risentito di questo disastroso fenomeno che ci ha coinvolti tutti, bensì anche altre lingue hanno introdotto nel loro lessico quotidiano termini fino a poco tempo fa semisconosciuti ai più. Riporto qui di seguito alcuni esempi in tedesco:


· Fallzahlen: numero di incidenze

· Sterberate: tasso di mortalità

· Soforthilfe: aiuto finanziario immediato

· Videokonferenz: videoconferenza

· Desinfektionsmittel: disinfettante

· Querdenker: persona che la pensa in maniera "originale"

· Maskenpflicht: obbligo di indossare la mascherina

· Kontaktbeschränkung: limitazione dei contatti

· Corona-Leugner: negazionista



Questo fenomeno ha investito le comunità linguistiche globali, portando in auge modi di dire che forse si cristallizzeranno in maniera definitiva e che difficilmente ci permetteranno di lasciarci alle spalle questo periodo buio. Ciò ci dimostra la misura in cui il coronavirus è stato in grado di stravolgere le nostre vite, portandoci addirittura a pensare in modo diverso, a ragionare con concetti inediti. Il lessico si è arricchito, e forse possiamo considerare questo aspetto come uno dei pochi cambiamenti positivi avvenuti dall’inizio della pandemia.

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